La sfoglia arriva in giappone

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Cari lettori e lettrici vi sto scrivendo da qualche giorno dal Giappone, precisamente da Arakawaku in Tokyo (荒川区・東京). Ho lasciato le verdi e prospere colline per portare nella terra del Sol Levante, del Sushi e del Kimono, un po’ di gialla atmosfera. Data non dal sole e dai fiori ma da qualcosa che accomuna la gente di tutti i popoli e che lega le tradizioni delle varie etnie: LA SFOGLIA.

La pasta, sia essa di grano duro o tenero, ha sempre accomunato le varie etnie. C’è chi dice venga dalla Cina, chi siano stati i romani ad introdurre le uova nella farina, comunque sia la pasta è simbolo, da che mondo e mondo, di benessere, di stare bene in famiglia, di godimento e piacere. Per lo meno in Italia, dove si è insediata da secoli e secoli fa, e che orgogliosamente noi italiani ne custodiamo gelosamente i segreti.

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L’Italia è famosa per i suoi prodotti culinari, dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest. Io mi sento un po’ ambasciatore di sfoglia, viste le opportunità avute in passato di portarla a Lussemburgo e in Cina. Questa volta è toccato al Giappone, terra e luogo a cui sono molto legato da anni, penso sia nel DNA della Ns famiglia.

Il mio primo amore è nato con i manga e gli anime (qui hanno una città creata solo sui manga e anime, negozi e negozi di libri, fumetti, giocattoli, dvd e chi più ne ha più ne metta. Si chiama AKIHABARA 秋葉原) sino a divenire più forte con lo studio della lingua e delle tradizioni, culinarie e non solo, di questo magnifico paese.

Passare le giornate in compagnia dei giapponesi è molto bello, dovrebbero un po’ tutti venire a fare qualche settimana qui, ti insegnano il rispetto e la cura anche per le piccole e, apparenti, insignificanti cose. Sono tutti cordiali e interessati alle culture diverse dalle loro. Io mi sono trovato subito bene presso la famiglia a cui sono alloggiato ed ospitato. Oltre ad avere apprezzato la loro cucina ho avuto anche l’occasione di mostrare la mia di cucina, ovvero, la tradizione e la cultura bolognese, molto ferrata nella cucina e nel tener viva la tradizione casareccia.

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E’ iniziato un po’ per gioco. Ho fatto vedere la sfoglia ai miei “genitori” acquisiti, loro lo hanno detto ad amici e parenti ed ora sono qui a far provare un po’ a tutti i giapponesi le TAGLIATELLE AL RAGU. Mi armo di farina, uova e mattarello e, davanti a tante facce stupefatte e in piena ammirazione, preparo le tagliatelle secondo la maniera di Nonna Clarice.

Che bello poter vedere la soddisfazione e l’apprezzamento delle persone dalle facce che fanno quando si gustano un buon piatto di pasta. Le vedo in piena estasi, godimento e stupore. Per loro è qualcosa di mai visto e mai provato.

In questi giorni ho avuto tante soddisfazioni nell’insegnare ad altri la preparazione della sfoglia secondo il metodo tradizionale, soprattutto secondo gli insegnamenti della mia cara ed amatissima Nonna. Ho avuto l’onore di insegnarlo a giovani volenterosi, madri entusiaste, a cuochi e cuoche pieni di zelo e passione per la cucina e per ciò che è nuovo. L’ostacolo più grande è stata la lingua, pensavo anche agli ingredienti ma quelli per fortuna li ho trovati quasi tutti. Per farsi capire è stato un po’ complicato lo ammetto ma grazie anche ad amici ed un giapponese misto inglese sono riuscito a portare a termine la missione.

La ricetta base, e portabandiera di Bologna, sono state le mitiche TAGLIATELLE AL RAGU’. Già dai primi semplici e quotidiani gesti che di solito uno fa, rimanevano a bocca aperta. I giapponesi sono un popolo magnifico, pronti sempre ad imparare, umili, capaci e volenterosi. Per loro anche una cosa semplice o banale viene tenuta in considerazione. Vi faccio un esempio, che per me è quotidiano, quello di aprire le uova sbattendone una sopra l’altra, rimanevano di stucco.  A me non sembrava niente di eclatante ma per loro era degno di essere considerato come qualcosa di nuovo e quindi da imparare, sembrano degli eterni bambini. Questo mi piace molto.

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Le lezioni che ho svolto si sono sempre aperte con la preparazione del Ragù, la sfoglia e le tagliatelle. Alcune sere hanno sperimentato le polpette in umido con piselli e crescentine, altre le taglioline con le vongole. Vedeste come ne vanno matti. Di solito i giapponesi sono molto veloci a cucinare, per il poco tempo, senza fare cotture prolungate e usando pochi condimenti, ma quando hanno visto come cambia il sapore aggiungendo un po’ di burro, una lieve grattata di parmigiano (qui è peggio dell’oro) o usare il latte in cucina per loro gli si è aperto un mondo.

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Si stanno aprendo nuovi ponti e nuove esperienze lavorative anche in un futuro. Si sta già pensando ad organizzare eventi di sfoglia, cene nei ristoranti e presso enti privati. Per adesso la soddisfazione è stata tanta, l’entusiasmo è alle stelle e la passione cresce man mano, di giorno in giorno. Sono queste cose che ci rendono ricchi e ci fanno vivere bene la vita. Quindi spazio ai sogni, alle opportunità e alle passioni.

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